Il Gran Caffè La Caffettiera di Piazza dei Martiri a Napoli è un affascinante punto d'incontro, unico per la ricercata eleganza, valorizzato da una pasticceria e gastronomia napoletana di alta scuola.
Chi fece conoscere il caffè in Occidente furono i Turchi Ottomani, che lo bevevano di continuo per tutto il giorno al punto da sostituirlo al vino, perché considerato una bevanda conviviale.
La storia del caffè, un racconto lungo secoli ed oltre, costellato di aneddoti, di leggende e di testimonianze di ogni tipo. Conoscere la storia del caffè vuol dire scoprire qualcosa di nuovo su noi stessi.
Nel periodo natalizio a Napoli gli "charcutier" come quelli indicati da Totò in "Miseria e Nobiltà", cioè i pizzicagnoli o salumieri, per pubblicizzare i loro prodotti e le loro bontà sfruttavano l'antico amore dei partenopei per il gioco del lotto.
La pizza fritta è una vecchia pietanza della tradizione gastronomica partenopea ed è associata all'espressione napoletana "a ogge a otto", ovvero la mangio oggi e la pago tra otto giorni. Era uno dei pochi alimenti accessibili al popolino pieno di debiti che viveva nei vicoli di Napoli ed in particolare nei bassi, monolocali senza finestra a livello stradale, simbolo della Napoli povera e teatro di tutte le vicende più folcloristiche della città.
Gli struffoli sono il dolce napoletano più antico e tipico del periodo Natalizio. Due famosi trattati di cucina del 1600, il Latini e il Nascia, citano come “strufoli - o anche struffoli - dei dolci preparati alla stessa maniera degli struffoli napoletani anche se la loro invenzione pare non sia attribuibile ai napoletani ma ai Greci ed è dal greco che deriverebbe il nome “struffolo”: precisamente dalla parola “strongoulos”, arrotondato.
Il caffè come ben sappiamo ha diverse proprietà benefiche per il nostro corpo e non solo...ultimamente da alcune ricerche effettuate sui chicchi si è potuto constatare che esso è anche produttore di energia pulita.
Immaginate i vicoli di Napoli, immaginate una domenica di sole, il mare e la tavola "apparecchiata", dove per l'occasione intorno ad essa si raduna tutta la famiglia, unica eccezione il tavolo dei bambini, che era " a parte", sì perchè il tavolo bello era per i grandi, e allora, come potrebbe mancare sulle tavole dei napoletani, specie in questo giorno, il celebrato ragù? Quello che le nostre nonne preparavano nel loro esclusivo sacrario "a' cucina" e che aveva bisogno di almeno due giorni di cottura, cura e attenzione perché fosse "tirato e zucuso" .